Sei in Consea da 25 anni: c’è qualche ricordo o momento speciale che ti è rimasto nel cuore?
Devo dire che in questi anni ci sono stati molti momenti speciali. Quello che ricordo con maggiore affetto è quando, durante un periodo non facile della mia vita, mi è stato detto che per qualsiasi cosa avessi avuto bisogno la famiglia Altomonte ci sarebbe stata. È stato un gesto che non ho mai dimenticato.
Nel corso degli anni, come hai visto cambiare Consea e cosa ha significato questo cambiamento per te?
Consea è cambiata moltissimo nel corso degli anni, allineandosi e spesso superando i principali gruppi del nostro settore. Ho seguito questa evoluzione con entusiasmo e curiosità, cogliendo l’opportunità di imparare sempre qualcosa di nuovo.
Cosa ti piace di più del tuo lavoro?
L’assoluta autonomia con cui posso gestire le mie responsabilità.
Quale competenza o qualità personale hai sviluppato maggiormente grazie a Consea?
Ho sviluppato soprattutto la capacità di affrontare e risolvere in autonomia i diversi problemi che si sono presentati nel tempo. Mi torna spesso in mente un consiglio del Dott. Attilio Altomonte: “Se esiste un problema, esiste una soluzione. Altrimenti non è un problema.” È una frase che mi ha accompagnata molte volte nel mio percorso professionale e privato.
Qual è la sfida più grande che hai affrontato nella tua carriera e come l’hai superata?
La sfida più grande è stata, molti anni fa, l’apertura di Consea China. Inizialmente si trattava di un ufficio di rappresentanza e, come tale, aveva dinamiche molto diverse rispetto alle sedi operative. All’epoca neppure i consulenti fiscali avevano una chiara conoscenza del funzionamento del contesto cinese. Ho quindi cercato di informarmi, studiare e approfondire la normativa locale e, alla fine, sono riuscita ad allineare tutto dal punto di vista contabile. Grazie a quell’esperienza ho anche ricevuto richieste di supporto da parte di altre società che si affacciavano sul mercato cinese.
Se dovessi descrivere Consea a chi non la conosce, come la racconteresti?
La descriverei come un gruppo internazionale con una caratteristica speciale: quella di essere anche una grande famiglia, dove i problemi vengono affrontati insieme e dove il supporto tra colleghi è concreto e naturale.
Come immagini il futuro di Consea?
Consea non si ferma: continua ad andare avanti con lo stesso spirito e con le proprie forze, sia economiche sia umane. Sono certa che ci siano ancora molti traguardi importanti da raggiungere.
Se dovessi scegliere un aggettivo che ti descriva, quale sarebbe?
Empatia. E, se posso aggiungerne un altro: creatività. Mi suggeriscono anche: perseveranza.
Qual è la tua attività preferita fuori dal lavoro e come ti aiuta a ricaricarti?
Cerco di fare più sport possibili per scaricare le tensioni, ma l’attività che preferisco è il fitwalking, mi aiuta molto anche dal punto di vista creativo e propositivo. Mentre cammino mi vengono nuove idee e spesso inizio a sviluppare progetti o riflettere su soluzioni.
Se potessi dare un consiglio alla giovane Stefania, quale sarebbe?
Le direi: “In ogni sfida cerca sempre di essere te stessa e non cambiare mai. Credere in sé stessi è il segreto per affrontare e superare ogni traguardo.”
Costruire ponti in Asia: un anno di crescita e nuove prospettive da Singapore
Dopo nove anni in Cina, Matteo ripercorre il suo primo anno a Singapore e le opportunità che la città-stato offre alle aziende internazionali Raccontaci qualcosa di te
Sono un professionista italiano e attualmente vivo a Singapore, dove mi sono trasferito alla fine del 2024. Spinto dalla curiosità e dal desiderio di ampliare i miei orizzonti, mi ero trasferito per la prima volta a Shanghai nel 2015, dove ho poi trascorso oltre nove anni. Nel 2019 ho iniziato la mia esperienza in Consea come Senior Consultant e Key Account Manager, consolidando le mie competenze in ambito Executive Search e Business Development. Oggi ricopro il ruolo di Head of BD and Delivery APAC, coordinando le attività e le partnership con i clienti in tutta la regione Asia-Pacifico. È quasi passato un anno dal tuo trasferimento dalla Cina a Singapore: come hai vissuto questa transizione, sia a livello personale che professionale?
La transizione è stata più semplice del previsto. Singapore è un Paese estremamente efficiente in ogni aspetto: dal rilascio dei visti di lavoro alla gestione delle utenze, tutto è chiaro, ben strutturato e rispettato nei tempi. Inoltre, la barriera linguistica è minima, poiché l’inglese è ampiamente parlato, un elemento che spiega bene perché Singapore sia riconosciuta come uno degli hub internazionali più importanti per aziende e professionisti. Dal punto di vista professionale, entrare in un mercato consolidato e competitivo come quello di Singapore rappresenta sempre una sfida. Tuttavia, ho trovato un ambiente aperto e accogliente, con professionisti disponibili al confronto sui temi del mercato del lavoro, delle sfide di recruiting e delle esigenze aziendali della regione. Le opportunità di networking sono numerose e le persone sono propense a connettersi e collaborare, rendendo l’integrazione lavorativa molto più fluida. Cosa ti ha sorpreso di più nel vivere e lavorare a Singapore rispetto al tuo precedente mercato?
Il livello di vita a Singapore è altissimo: abitazioni, trasporti, istruzione, tutto è organizzato e di qualità eccellente. Dal punto di vista professionale, ciò che mi ha colpito maggiormente è il livello di competenza dei professionisti. Singapore attrae davvero alcuni dei migliori talenti a livello globale. Ogni incontro è stato per me fonte di ispirazione e di stimolo intellettuale: qui le persone non solo eccellono nel proprio ambito, ma possiedono anche una curiosità e una cultura trasversale che arricchisce ogni conversazione. Quali tendenze stai osservando oggi nel mondo HR e del talento in Singapore e nel Sud-Est Asiatico?
A partire dalla fine del periodo pandemico, Singapore ha registrato un forte afflusso di professionisti senior, in particolare provenienti dalla Cina continentale e Hong Kong. Parallelamente, molte aziende hanno deciso di spostare qui i propri headquarter regionali per il Sud-Est Asiatico e il Pacifico, portando un cambiamento importante in un mercato relativamente piccolo. Gli anni 2022 e 2023 sono stati molto intensi, mentre 2024 e 2025 l’attività si è stabilizzata. Questo afflusso ha aumentato i costi, spingendo alcune aziende senza presenza diretti con il mercato locale a trasferirsi in città come Bangkok, Kuala Lumpur o in alcuni casi in Indonesia. Allo stesso tempo, le normative su visti e permessi di lavoro hanno reso più complessa l’assunzione di talenti cross-border, limitando la flessibilità delle aziende e portando alcuni espatriati a spostarsi verso altri Paesi. In cosa differiscono le esigenze dei clienti rispetto a quelle che hai riscontrato in Cina?
In Cina, per le aziende occidentali, identificare e valutare il talento locale può risultare complesso a causa delle barriere linguistiche, delle diverse piattaforme di recruiting e di un sistema di valori e comportamenti differente.A Singapore, il processo sembra più lineare in apparenza: il talento è disponibile, ma filtrare centinaia di candidature può essere estremamente dispendioso in termini di tempo. Inoltre, i migliori candidati raramente si candidano online: per questo l’Active Search resta un’attività essenziale per individuare i profili più in linea con le esigenze aziendali. Parallelamente, le aziende stanno ponendo maggiore attenzione alle soft skill, investendo in programmi di coaching su leadership, comunicazione e gestione dei conflitti, oltre che su iniziative legate al benessere dei dipendenti. Come la presenza a Singapore rafforza la nostra capacità di supportare clienti internazionali?
Singapore rappresenta un hub strategico per il Sud-Est Asiatico. Molte aziende operations nella regione scelgono di stabilire qui la propria sede per la posizione geografica, la stabilità politica e giuridica, il sistema fiscale favorevole, le infrastrutture di livello mondiale e la presenza di talenti qualificati e multiculturali. Essere presenti a Singapore ci permette di rimanere a stretto contatto con i principali centri decisionali della regione e di cogliere con tempestività nuove opportunità e tendenze che nascono nel mercato APAC. Quali opportunità vedi per Singapore e per la regione nei prossimi anni?
A Singapore, una delle principali sfide e opportunità sarà quella del reskilling guidato dall’intelligenza artificiale: si prevede infatti un divario crescente tra le competenze richieste dalle aziende e quelle disponibili sul mercato. Inoltre, il controllo dei costi e il benessere dei dipendenti diventeranno sempre più centrali, rendendo la retention una priorità per le imprese. Negli altri Paesi, soprattutto l’India, le prospettive di crescita sono molto forti. Per sostenere questa espansione, le aziende dovranno attingere a talenti esterni e al mercato più ampio, anche reclutando profili dai competitor. Ripensando a questo primo anno a Singapore, quale lezione ritieni più significativa da condividere con colleghi e clienti?
Qualunque sia la difficoltà, esiste sempre una soluzione. Nel nostro settore le cose non vanno sempre come previsto, ma l’importante è mantenere un atteggiamento positivo, adattarsi e concentrarsi sul trovare soluzioni piuttosto che guardare indietro. Se potessi dare un consiglio al te stesso più giovane, quale sarebbe?
Preoccuparmi meno dell’incertezza: i risultati più significativi arrivano spesso quando si ha il coraggio di rischiare e di uscire dalla propria zona di comfort. E guardando al futuro, cosa ti entusiasma maggiormente del prossimo anno?
Guardando al futuro, ciò che mi motiva di più è l'opportunità di rafforzare la nostra presenza nei mercati regionali e consolidare le partnership esistenti, continuando a costruire su basi solide e condivise. Matteo Scipioni Bertoli – Head of BD & Delivery APAC
50 anni di Consea Italia: intervista al Fondatore Attilio Altomonte
Nel 1975 Attilio Altomonte ha dato vita a Consea, dopo un’importante esperienza nel settore delle Risorse Umane a livello internazionale. Oggi, dopo 50 anni abbiamo ricordato con lui quel periodo e la serie di eventi senza i quali oggi Consea Group non esisterebbe.
Com'è nata Consea e cosa l’ha spinta a fondarla?
Premetto che ho sempre avuto l’interesse a fare l'imprenditore, ma sono stato anche molto fortunato nella mia attività e nei miei rapporti personali. L’esperienza che è stata determinante per la mia carriera e per Consea è quella nel gruppo ITT, un'azienda manifatturiera specializzata nella produzione di componenti critici e soluzioni tecnologiche per i settori dei trasporti, dell'industria e dell'energia.. Negli anni ‘69-’70, ITT è stata l'azienda americana che ha portato in Italia tutta una serie di tecnologie, metodi e pratiche molto innovative rispetto al contesto italiano di quel periodo. In ITT ho avuto la fortuna di fare il direttore del Personale, il che mi ha permesso di entrare in contatto con una serie di nuove metodologie molto innovative che mi hanno consentito di diventare un consulente abbastanza conosciuto nel mondo del lavoro, ma soprattutto mi ha permesso di collaborare con aziende di grosse dimensioni anche in seguito. Quindi se inizialmente pensavo che il cliente della futura Consea sarebbe stata l'azienda di piccole dimensioni, poi è successa una cosa magnifica che mi ha fatto capire che l’opportunità era più grande. Nel momento in cui ho dato le dimissioni in ITT, mi hanno chiesto di proseguire con loro e dargli una mano. Io ho preso atto di questo, ho spostato gli impegni e i progetti in avanti e per dieci mesi sono stato consulente in ITT. Questo mi ha permesso di farmi conoscere nel mondo imprenditoriale, ed è grazie a questa esperienza che i nostri clienti sono poi state aziende di grosse dimensioni. È stato grazie all'esperienza in ITT che ho potuto conoscere il mondo dell’Head Hunting. In Italia praticamente non esisteva una funzione di questo genere, ma grazie a loro ho conosciuto personaggi molto importanti americani e tedeschi che lavoravano con queste modalità. Poi, riconoscente della mia disponibilità nei loro confronti, l’ITT mi ha offerto un contratto di tre anni nel campo della Selezione e della Formazione, che è stato il mio trampolino di lancio per andare avanti. Consea è stata la continuazione naturale di questo percorso: l’idea è nata nel 1975 dall’attività di consulenza svolta in ITT.
C'è stato un momento o una persona che l’ha ispirata?
Assolutamente, sono state due persone che mi hanno ispirato: uno è Actis Grosso, Presidente di ISPER - Istituto per la Direzione del Personale e l'altro è il Dr. Vanni, Direttore del Personale presso l’ITT. Sono stati personaggi un po' diversi, però persone culturalmente molto preparate, molto aperte al futuro, che erano per noi giovani delle Risorse Umane di quel periodo un punto di riferimento. Sono stato molto fortunato perché ho potuto lavorare con il dottor Vanni per tre anni, mi ha seguito molto e mi ha aiutato poi anche nel prosieguo della mia attività.
Se dovesse definire in poche parole questi primi 50 anni di Consea?
È stata una galoppata continua per tutti questi anni. Molto positiva, con grandi soddisfazioni, e direi senza nessun problema particolare. Forse perché siamo sempre stati molto determinati e concentrati nel portare avanti i nostri obiettivi.
Guardando Consea oggi, che cosa la rende più orgoglioso?
Un successo che non avrei saputo prevedere è stato quello delle sedi estere. È un elemento che ci ha contraddistinti fin dall’inizio rispetto a tutti gli altri nostri competitor e su cui ancora oggi manteniamo un buon posizionamento. Ma ciò che mi dà più orgoglio è che i miei figli hanno deciso di continuare la mia attività. Infatti penso che la forza trainante di Consea di oggi non è tanto quella di Attilio Altomonte, quanto la loro. Consideriamo che l'inserimento dei miei due figli sul mercato è stato molto graduale ma approfondito, senza particolari strutture e con un atteggiamento molto positivo e corretto. Per cui il passaggio tra il vecchio e il nuovo è stato un processo naturale che ha permesso loro di conquistarsi uno spazio in azienda indipendentemente dalla mia presenza. Questo ha favorito anche allo sviluppo dell’immagine di una Consea sempre più giovane, il che mi dà molta soddisfazione.
C'è un insegnamento in particolare che ha ricevuto e che vorrebbe passare ai suoi collaboratori?
Sì: la trasparenza e la correttezza nei comportamenti vengono prima di tutto, e questo vale sia internamente che esternamente. Poi dobbiamo ricordarci sempre che nella nostra attività i clienti sono due: uno è l'imprenditore o l'amministratore delegato e l'altro è il candidato. Noi dobbiamo porci sicuramente nella condizione di soddisfare chi ci dà il mandato, ma è altrettanto importante valutare e aiutare coloro che si presentano alle nostre selezioni.
Sei in Consea da 25 anni: c'è qualche ricordo o momento speciale che ti è rimasto nel cuore?
Devo dire che in questi anni ci sono stati molti momenti speciali. Quello che ricordo con maggiore affetto è quando, durante un periodo non facile della mia vita, mi è stato detto che per qualsiasi cosa avessi avuto bisogno la famiglia Altomonte ci sarebbe stata. È stato un gesto che non ho mai dimenticato.
Nel corso degli anni, come hai visto cambiare Consea e cosa ha significato questo cambiamento per te?
Consea è cambiata moltissimo nel corso degli anni, allineandosi e spesso superando i principali gruppi del nostro settore. Ho seguito questa evoluzione con entusiasmo e curiosità, cogliendo l’opportunità di imparare sempre qualcosa di nuovo.
Cosa ti piace di più del tuo lavoro?
L’assoluta autonomia con cui posso gestire le mie responsabilità.
Quale competenza o qualità personale hai sviluppato maggiormente grazie a Consea?
Ho sviluppato soprattutto la capacità di affrontare e risolvere in autonomia i diversi problemi che si sono presentati nel tempo. Mi torna spesso in mente un consiglio del Dott. Attilio Altomonte: “Se esiste un problema, esiste una soluzione. Altrimenti non è un problema.” È una frase che mi ha accompagnata molte volte nel mio percorso professionale e privato.
Qual è la sfida più grande che hai affrontato nella tua carriera e come l'hai superata?
La sfida più grande è stata, molti anni fa, l’apertura di Consea China. Inizialmente si trattava di un ufficio di rappresentanza e, come tale, aveva dinamiche molto diverse rispetto alle sedi operative. All’epoca neppure i consulenti fiscali avevano una chiara conoscenza del funzionamento del contesto cinese. Ho quindi cercato di informarmi, studiare e approfondire la normativa locale e, alla fine, sono riuscita ad allineare tutto dal punto di vista contabile. Grazie a quell’esperienza ho anche ricevuto richieste di supporto da parte di altre società che si affacciavano sul mercato cinese.
Se dovessi descrivere Consea a chi non la conosce, come la racconteresti?
La descriverei come un gruppo internazionale con una caratteristica speciale: quella di essere anche una grande famiglia, dove i problemi vengono affrontati insieme e dove il supporto tra colleghi è concreto e naturale.
Come immagini il futuro di Consea?
Consea non si ferma: continua ad andare avanti con lo stesso spirito e con le proprie forze, sia economiche sia umane. Sono certa che ci siano ancora molti traguardi importanti da raggiungere.
Se dovessi scegliere un aggettivo che ti descriva, quale sarebbe?
Empatia. E, se posso aggiungerne un altro: creatività. Mi suggeriscono anche: perseveranza.
Qual è la tua attività preferita fuori dal lavoro e come ti aiuta a ricaricarti?
Cerco di fare più sport possibili per scaricare le tensioni, ma l’attività che preferisco è il fitwalking, mi aiuta molto anche dal punto di vista creativo e propositivo. Mentre cammino mi vengono nuove idee e spesso inizio a sviluppare progetti o riflettere su soluzioni.
Se potessi dare un consiglio alla giovane Stefania, quale sarebbe?
Le direi: “In ogni sfida cerca sempre di essere te stessa e non cambiare mai. Credere in sé stessi è il segreto per affrontare e superare ogni traguardo.”
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